Fino a 77,47 € non serve la marca da bollo.
Nei rapporti con lo Stato (amministrazioni dello Stato) l’imposta di bollo è a tuo carico e non può essere addebitata (art. 8 DPR 642/1972). Per Provincia, Comune e altri enti non è chiarito espressamente in via ufficiale.
Serve per la soglia INPS di 5.000 € annui. Vuoto = 0.
In tal caso l’INPS applica il 24% invece del 33,72%.
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Come calcola lo strumento
1. Ritenuta d’acconto
Se il committente è un’impresa, un professionista (non in regime forfettario), un’associazione o un ente in Italia, trattiene il 20% del compenso e lo versa per te. Privati, committenti in regime forfettario ed esteri non trattengono nulla.
2. Marca da bollo
Se il compenso supera 77,47 €, sull’originale va una marca da bollo da 2 €. Puoi addebitare i 2 € al committente; in tal caso lo strumento li include prudenzialmente nella base della ritenuta.
3. INPS oltre 5.000 €
Se i tuoi compensi occasionali nell’anno (tutti i committenti insieme) superano 5.000 €, sulla parte eccedente sono dovuti contributi alla Gestione separata: 33,72% (24% se hai altra previdenza obbligatoria o sei pensionato), per due terzi a carico del committente e per un terzo a tuo carico.
4. Niente IVA
Il lavoro occasionale non è abituale ed è quindi escluso dall’IVA (art. 5 DPR 633/1972). Il compenso lo dichiari nella dichiarazione dei redditi (730 o Redditi PF); la ritenuta trattenuta viene scomputata.
Domande frequenti
La ritenuta d’acconto è un anticipo del 20% sull’imposta sul reddito che società, enti, imprenditori, professionisti e condomini trattengono dal compenso e versano allo Stato. Su un compenso di 1.000,00 € ti vengono quindi bonificati 800,00 €. I privati e i committenti in regime forfettario non trattengono nulla; la ritenuta si scomputa nella dichiarazione dei redditi.
Risposta completa con fonti →Per una prestazione occasionale non emetti una fattura, ma una ricevuta per prestazione occasionale senza IVA; non esiste un contenuto obbligatorio, di solito si indicano i dati delle due parti, la prestazione, l’importo e l’IBAN. Se il committente è ad esempio un’impresa (non in regime forfettario), si trattiene il 20% di ritenuta. Oltre 77,47 € serve già sulla ricevuta una marca da bollo da 2,00 €.
Risposta completa con fonti →La partita IVA ti serve se eserciti un’attività di lavoro autonomo in modo abituale, cioè con regolarità, sistematicità e ripetitività – a prescindere dall’ammontare dei compensi. Non esiste un limite fisso di importo o di giorni; si valuta caso per caso. I 5.000 € annui riguardano solo l’INPS.
Risposta completa con fonti →Nel modello 730 i compensi occasionali vanno nel rigo D5 con codice 2 (compenso lordo, spese inerenti, ritenute subite), nel modello Redditi PF nel rigo RL15 (ritenute nel rigo RL20). Si tassa quanto percepito nell’anno, al netto delle spese specificamente inerenti. La ritenuta viene scomputata.
Risposta completa con fonti →Se i tuoi compensi occasionali dell’anno solare, da tutti i committenti insieme, superano 5.000 €, devi iscriverti alla Gestione separata INPS; i contributi sono dovuti solo sulla parte eccedente. Nel 2026 l’aliquota è del 33,72% (24% per pensionati e iscritti ad altra previdenza obbligatoria), un terzo a tuo carico e due terzi a carico del committente.
Risposta completa con fonti →Società, enti, imprenditori, professionisti e condomini (esclusi i committenti in regime forfettario) trattengono il 20% di ritenuta, la versano entro il 16 del mese successivo con F24 (codice 1040) e rilasciano la Certificazione Unica entro il 16 marzo. I committenti in regime forfettario rilasciano la CU se versano contributi INPS per il collaboratore (oltre 5.000 €). Gli imprenditori devono inoltre comunicare preventivamente la collaborazione all’Ispettorato del lavoro, salvo eccezioni. I privati non hanno questi obblighi.
Risposta completa con fonti →Contatto
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